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	<title>Sicurezza digitale &#8211; Latoga.it</title>
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	<title>Sicurezza digitale &#8211; Latoga.it</title>
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		<title>L’intelligenza artificiale e i pericoli per l’avvocato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Enrico Pellegrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 18:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’approvazione dell’AI-Act, l’Europa regola l’uso dell’intelligenza artificiale. Ma i veri rischi per la professione forense non sono&#8230;</p>
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<p><br>Con l’approvazione dell’AI-Act, l’Europa regola l’uso dell’intelligenza artificiale. Ma i veri rischi per la professione forense non sono solo normativi: sono culturali</p>



<h2 id="di-enrico-pellegrini" class="wp-block-heading">di Enrico Pellegrini</h2>



<p>L’intelligenza artificiale è già tra noi. Non è uno scenario futuro, né una suggestione da romanzo di fantascienza. Si presenta ogni volta che usiamo uno strumento di traduzione automatica, un assistente virtuale, una ricerca giurisprudenziale “intelligente”. E con l’adozione, il 13 marzo 2024, dell’AI-Act da parte del Parlamento europeo, l’Unione ha preso atto di questa realtà, tentando di incanalarla in un quadro giuridico organico.<br>Il regolamento si basa su un principio ormai noto: l’analisi del rischio. Più un sistema di IA incide sui diritti delle persone (ad esempio, nella sanità, nella sicurezza o nella giustizia), più deve essere controllato, documentato, verificato. È una novità importante. Ma per gli avvocati, questa nuova frontiera presenta pericoli che non si esauriscono nella sfera dell’osservanza/adeguamento normativo.<br>L’IA è comoda. Permette ricerche rapide, suggerisce argomentazioni, redige bozze. E lo fa in pochi secondi. Ma proprio questa apparente efficienza rappresenta il primo vero pericolo: la tentazione di affidarsi ciecamente a uno strumento che, per sua natura, non è in grado di ragionare giuridicamente.<br>Gli strumenti di AI generativa (come i noti chatbot) non comprendono il diritto: lo imitano. I loro testi appaiono coerenti, articolati, spesso perfino eleganti. Ma possono contenere errori, citazioni inesistenti, concetti giuridicamente inconsistenti. Ed è proprio la loro plausibilità apparente a renderli insidiosi. Il rischio, per l’avvocato, è di scambiare una scorciatoia per un’autostrada. Di delegare la riflessione giuridica, anziché farsi aiutare da uno strumento.<br>Un altro pericolo è di natura culturale: l’erosione del metodo giuridico. L’intelligenza artificiale tende a ridurre i problemi complessi a una risposta secca. Ma il diritto non è matematica, né statistica: è interpretazione, contesto, argomentazione.<br>Se la professione forense si riduce all’utilizzo passivo di sistemi predittivi o automatizzati, allora la figura dell’avvocato – come mediatore tra norma e realtà, tra legge e persona – perde centralità. Diventa esecutore, compilatore, ripetitore. Ma un diritto “automatizzato” è, per definizione, un diritto disumano.<br>Non è solo una questione di metodo. Le tecnologie di IA apprendono dai dati, ma i dati sono storicamente, socialmente e giuridicamente “impuri”. Contengono pregiudizi, distorsioni, errori. Anche nelle banche dati giurisprudenziali ci sono orientamenti superati, sentenze marginali, contraddizioni.<br>Utilizzare l’IA senza sapere su quali fonti si basa equivale a citare una giurisprudenza che non si è mai letta. Ma a differenza del giovane praticante che sbaglia perché non ha studiato abbastanza, l’IA sbaglia con convinzione. E noi rischiamo di non accorgercene.<br>L’AI-Act prevede obblighi importanti per chi sviluppa o utilizza sistemi ad “alto rischio” – come quelli impiegati nel settore giustizia. Tracciabilità, documentazione, supervisione umana. Ma cosa succede se un avvocato utilizza uno strumento di IA per elaborare una consulenza errata? O se deposita un atto con citazioni errate generate da un sistema automatico?<br>La risposta è semplice: ne risponde lui. L’avvocato, non l’algoritmo. La responsabilità professionale non si delega, e nemmeno si condivide con una macchina. Questo principio, tanto ovvio quanto dimenticato, dovrebbe guidare ogni utilizzo dell’IA nella professione forense.<br>L’intelligenza artificiale può essere un alleato prezioso, se utilizzata con competenza, senso critico e consapevolezza dei suoi limiti. Il Regolamento europeo è un primo passo verso una regolamentazione ragionata. Ma la vera difesa del ruolo dell’avvocato passa da un’altra parte: dalla fedeltà al metodo giuridico, dallo studio, dall’assunzione personale della responsabilità.<br>Non sarà un algoritmo a sostituire la nostra professione. Ma potremmo essere noi stessi, usandolo male, a renderla superflua.</p>
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		<title>L&#8217;annunciato &#8220;attacco irreparabile&#8221; all&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Enrico Pellegrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2022 04:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Indaga la procura di Roma dopo che i cybercriminali filorussi di Killnet hanno diffuso tramite telegram un annuncio:&#8230;</p>
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<p>Indaga la procura di Roma dopo che i cybercriminali filorussi di Killnet hanno diffuso tramite telegram un annuncio: &#8220;attacco irreparabile&#8221; al sistema informatico italiano oggi alle 5. Nel primo mattino, o non ancora realizzato o brillantemente fronteggiato. Ad ogni buon conto l&#8217;agenzia per la cybersicurezza nazionale italiana ha emesso un alert per i siti istituzionali pubblici e privati fornitori di servizi di pubblica utilità.</p>
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		<title>Antivirus russo, la pubblica amministrazione deve disfarsene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cyber Security - Lino Fornaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 13:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, da ieri il decreto è in vigore. Riguarda il contenimento del costo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.latoga.it/2022/03/23/antivirus-russo-la-pubblica-amministrazione-deve-disfarsene/">Antivirus russo, la pubblica amministrazione deve disfarsene</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.latoga.it">Latoga.it</a>.</p>
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<p>Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, da ieri il decreto è in vigore. Riguarda il contenimento del costo dei carburanti ed altre misure, non meno importanti. Fra esse una riguarda la pubblica amministrazione e la sicurezza digitale.</p>



<p>Il decreto finalizzato a contenere le conseguenze economiche del conflitto in Ucraina contiene un provvedimento per la pubblica amministrazione. È un invito a “diversificare” i sistemi di protezione informatica, nell’ambito di un articolo del decreto che fa generico riferimento a prodotti della federazione russa. In concreto è una richiesta a tutti gli uffici dell’amministrazione pubblica italiana, di ogni livello, a cambiare antivirus per i computer qualora attualmente dotati del Kaspersky. L’antivirus russo è utilizzato in circa 2200 servizi della pubblica amministrazione italiana a partire dai ministeri dell’Interno, degli Esteri e della Difesa.</p>



<p>E non per motivazioni legate a potenziale spionaggio o attacco informatico, come invece ipotizzarono cinque anni fa negli Usa con la decisione dell’autorità americana di vietare il Kaspersky: nella decisione italiana c’è il timore che causa la guerra vi siano disagi negli aggiornamenti dell’antivirus.</p>



<p>Era stato il sottosegretario all’Interno con delega alla sicurezza nazionale, Franco Gabrielli, ad evidenziare la necessità che l’Italia si liberi dalla dipendenza dalla tecnologia russa.</p>



<p><em>Lino Fornaro</em></p>
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