Pug di Martina Franca-La Vas regionale ridimensiona l’ambito di Pozzo Tre Pile

Imposta la riclassificazione dell’area a contesto rurale. Undici prescrizioni sul piano urbanistico mentre restano pendenti sedici ricorsi al Tar

Di Enrico Pellegrini

Nel novembre scorso La Toga aveva già acceso i riflettori sulle criticità del nuovo Piano Urbanistico Generale di Martina Franca, evidenziando come lo strumento urbanistico adottato dal Consiglio comunale fosse stato investito da sedici distinti ricorsi giurisdizionali innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce, promossi da cittadini, operatori economici e società proprietarie di aree interessate dalle nuove previsioni urbanistiche e proposti con il patrocinio degli avvocati Enrico Pellegrini e Tommaso Millefiori.

Nell’approfondimento pubblicato il 15 novembre 2025

“PUG Martina Franca, numerosi ricorsi scuotono il piano della città”

https://www.latoga.it/2025/11/15/pug-martina-franca-numerosi-ricorsi-scuotono-il-piano-della-citta/ avevamo analizzato le contestazioni mosse alle scelte pianificatorie contenute nel nuovo strumento urbanistico.

Oggi, però, prima ancora che il Tribunale Amministrativo Regionale sia chiamato a entrare nel merito di quelle impugnazioni, dal parallelo procedimento amministrativo emergono elementi nuovi (?) che meritano particolare attenzione.

Il Piano Urbanistico Generale adottato dal Comune di Martina Franca è infatti attualmente sottoposto alla fase di verifica tecnica da parte della Regione Puglia, passaggio obbligatorio previsto dalla normativa regionale prima della definitiva approvazione dello strumento urbanistico.

Tra gli uffici regionali interessati dall’istruttoria figurano in particolare il Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana, con le sezioni Urbanistica, Autorizzazioni Ambientali e Tutela e Valorizzazione del Paesaggio; il Dipartimento Mobilità, con le sezioni Mobilità sostenibile e vigilanza del trasporto pubblico locale e Infrastrutture per la mobilità; e il Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale, con la Sezione Gestione sostenibile e tutela delle risorse forestali e naturali e con il coordinamento dei servizi territoriali.

In questa fase vengono quindi esaminate la conformità del piano rispetto agli strumenti pianificatori sovraordinati, a partire dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) e dal Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), nonché la compatibilità delle previsioni urbanistiche con le normative ambientali, paesaggistiche e di tutela delle risorse naturali.

È all’interno di questo articolato procedimento istruttorio che si colloca anche la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), lo strumento attraverso il quale viene verificata la sostenibilità ambientale delle scelte pianificatorie.

Un passaggio che, nel caso del PUG di Martina Franca, assume un rilievo ancora maggiore se si considera la particolare complessità del territorio comunale, interessato da numerosi livelli di tutela ambientale e paesaggistica: dalle prescrizioni del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) alle previsioni del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), fino alla presenza di aree ricadenti nella Zona Speciale di Conservazione “Murgia Sud-Est” della rete europea Natura 2000.

LA DETERMINA VAS N.53 DEL 27 FEBBRAIO 2026

Tra il 3 e il 4 marzo 2026, è stata pubblicata sul Portale Ambientale della Regione Puglia (PORAT) la Determinazione Dirigenziale n.53 del 27 febbraio 2026 con la quale la Regione Puglia – Sezione Autorizzazioni Ambientali ha espresso il parere motivato di VAS sul Piano Urbanistico Generale di Martina Franca, provvedimento conclusivo relativo alla VAS del PUG di Martina Franca, corredato dalla relativa scheda istruttoria.

Regione Puglia / PORAT – 3 marzo 2026

https://pugliacon.regione.puglia.it/comp_pub/dettaglioProcedure/9e6a65cd-4238-4204-9eab-da593765cfbd/0

La pubblicazione e la lettura di questi atti consentono di comprendere con maggiore chiarezza il contenuto delle valutazioni formulate dagli uffici regionali e le prescrizioni che il Comune dovrà recepire nel prosieguo del procedimento.

Il parere espresso dalla Regione è sì favorevole, ma fortemente condizionato da un articolato elenco di prescrizioni tecniche che l’amministrazione comunale dovrà recepire nel prosieguo del procedimento.

Il piano, dunque, non ottiene un via libera pieno, ma un assenso subordinato all’integrazione e alla correzione di diversi aspetti della pianificazione ambientale.

La determina individua infatti undici prescrizioni tecniche, cui si aggiungono ulteriori indicazioni relative alla tutela degli habitat naturali e alla compatibilità con la rete ecologica regionale.

In sintesi, la Regione richiede al Comune di integrare e rivedere diversi aspetti del piano urbanistico.

IL PARERE FAVOREVOLE E LE PRESCRIZIONI DELLA REGIONE PUGLIA

La stessa scheda istruttoria che accompagna la determina regionale evidenzia, tra l’altro, che nel Rapporto Ambientale non risultano chiaramente individuate e strutturate le azioni di piano, cioè le misure concrete attraverso cui il PUG dovrebbe perseguire gli obiettivi strategici dichiarati.

È proprio a partire da questa criticità metodologica che la Regione formula una serie articolata di prescrizioni tecniche che il Comune dovrà recepire nel prosieguo del procedimento.

La determina individua infatti undici prescrizioni tecniche, che, in sintesi, riguardano i seguenti aspetti:

1. Azioni di piano e obiettivi strategici

Il Rapporto Ambientale deve individuare in modo più chiaro e puntuale le azioni concrete attraverso cui il PUG intende perseguire gli obiettivi dichiarati.

2. Coerenza interna del piano

Deve essere migliorata la relazione tra obiettivi, strategie, azioni e indicatori, attraverso una matrice di coerenza che renda verificabile il funzionamento del piano.

3. Coerenza con la pianificazione sovraordinata

Il PUG deve essere ulteriormente verificato rispetto agli strumenti regionali e settoriali, tra cui il PPTR e altri piani ambientali regionali.

4. Analisi dello stato dell’ambiente

Il Rapporto Ambientale deve essere integrato con una descrizione più dettagliata delle componenti ambientali del territorio.

5. Indicatori ambientali

Devono essere individuati indicatori più chiari e misurabili per monitorare gli effetti del piano sul territorio.

6. Scenario di riferimento (“scenario zero”)

Il piano deve esplicitare meglio lo scenario evolutivo del territorio in assenza del PUG, per consentire il confronto con le scelte pianificatorie.

7. Criteri di sostenibilità ambientale

Devono essere meglio definiti i criteri utilizzati per valutare la sostenibilità delle scelte urbanistiche.

8. Misure di mitigazione ambientale

Il Rapporto Ambientale deve individuare con maggiore precisione le misure di mitigazione e compensazione degli impatti del piano.

9. Analisi delle alternative di piano

La VAS richiede una valutazione più approfondita delle alternative pianificatorie possibili, come previsto dalla normativa europea.

10. Piano di monitoraggio ambientale

Deve essere rafforzato il sistema di monitoraggio degli effetti del PUG nel tempo.

11. Sintesi non tecnica

Il Rapporto Ambientale deve essere accompagnato da una sintesi non tecnica più chiara, destinata alla comprensione da parte dei cittadini.

Accanto a queste prescrizioni generali, la determina regionale contiene inoltre indicazioni specifiche relative alla tutela degli habitat naturali e alla compatibilità del piano con i siti della rete Natura 2000, tra cui la Zona Speciale di Conservazione “Murgia Sud-Est” in riferimento alla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA).

È proprio all’interno di questo quadro di prescrizioni che emerge una delle indicazioni più rilevanti per l’assetto urbanistico della città, destinata a incidere su uno degli ambiti territoriali più discussi del nuovo piano.

IL LAVORO DI ANALISI DEGLI ORDINI TECNICI DEL MARZO 2022

A ben vedere, alcune delle criticità oggi emerse nel procedimento amministrativo della VAS non rappresentano affatto una novità sopravvenuta.

Già nella fase di formazione del piano, infatti, una serie di rilievi tecnici era stata segnalata all’amministrazione comunale e agli uffici regionali competenti.

Con nota del marzo 2022 (acquisita al prot. comunale n.20610 il 29.03.2022) sottoscritta dagli Ordini professionali degli Ingegneri, Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, dei Geologi, dei Dottori Agronomi e Forestali, dal Collegio dei Geometri, dal Collegio dei Periti Agrari della provincia di Taranto e dall’Istituto Nazionale di Urbanistica – Sezione Puglia, venivano infatti richiesti chiarimenti sul procedimento di redazione del Piano Urbanistico Generale.

Il documento, indirizzato agli uffici regionali competenti in materia di urbanistica, paesaggio e valutazione ambientale e al Comune di Martina Franca sollevava una serie articolata di rilievi tecnici e procedimentali.

Tra questi veniva evidenziato, in primo luogo, il dubbio relativo alla contemporanea concentrazione di molteplici ruoli amministrativi e tecnici in capo al medesimo soggetto, che risultava svolgere contestualmente funzioni di dirigente del settore urbanistica, responsabile del procedimento, progettista del piano, coordinatore dell’ufficio di piano e firmatario dei pareri tecnici sugli atti deliberativi.

Un rilievo che assume oggi un significato particolare se si considera che proprio tale circostanza costituisce uno dei motivi comuni dei sedici ricorsi giurisdizionali proposti al TAR Puglia – Lecce contro il nuovo PUG, nei quali viene contestata la compatibilità di una simile concentrazione di funzioni con i principi di imparzialità, trasparenza e separazione delle funzioni amministrative, sanciti dall’art. 97 della Costituzione, dagli artt. 6 e 7 della legge n. 241/1990 e dalle disposizioni in materia di tutela paesaggistica.

Ma la nota degli Ordini non si limitava a questo profilo.

Il documento sollevava infatti ulteriori questioni strettamente connesse al corretto svolgimento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica, richiamando esplicitamente la necessità che il Rapporto Ambientale accompagnasse l’intero processo di formazione del piano, secondo quanto previsto dalla normativa europea e nazionale in materia.

Gli Ordini tecnici segnalavano, in particolare:

a) la necessità di chiarire il corretto avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e il ruolo dell’autorità competente, evidenziando che l’Ufficio VAS regionale non risultava coinvolto nelle prime fasi del procedimento;

b) l’assenza, tra gli elaborati pubblicati, del Rapporto Ambientale, documento essenziale ai fini della valutazione degli impatti delle scelte pianificatorie;

c) l’esigenza di garantire una più chiara e verificabile strutturazione delle analisi ambientali, anche con riferimento alla valutazione dei contributi tecnici presentati dai soggetti partecipanti;
d) la necessità di assicurare un processo partecipativo effettivo e strutturato, attraverso tavoli tecnici, cronoprogrammi di confronto e il coinvolgimento della cittadinanza prima dell’adozione del piano;

e) la concentrazione, in capo al medesimo soggetto, di molteplici funzioni tecniche e amministrative nel procedimento di redazione del PUG, con possibili riflessi sui principi di trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa.

A distanza di quasi quattro anni, la lettura della determinazione regionale n. 53 del 27 febbraio 2026, con cui la Regione Puglia ha espresso il parere motivato di VAS sul PUG di Martina Franca, consente di cogliere una significativa convergenza tra quei rilievi e le prescrizioni oggi formulate dagli uffici regionali.

Le undici prescrizioni contenute nella determina VAS intervengono proprio su alcuni dei profili metodologici e procedimentali che erano stati già evidenziati nella nota degli Ordini tecnici del marzo 2022.

In particolare, la Regione richiede:

– una più chiara individuazione delle azioni operative del piano, oggi non esplicitate in modo puntuale nel Rapporto Ambientale;

– il rafforzamento della coerenza interna del piano, mediante una matrice di correlazione tra obiettivi strategici, azioni di piano e indicatori di monitoraggio;

– l’integrazione delle analisi relative allo stato dell’ambiente e agli effetti delle trasformazioni urbanistiche previste, con l’introduzione di indicatori misurabili e verificabili;

– una più articolata valutazione delle alternative di piano, elemento centrale della procedura di Valutazione Ambientale Strategica previsto dalla normativa europea;

– il rafforzamento del sistema di monitoraggio ambientale, al fine di rendere effettivamente verificabili nel tempo gli effetti delle scelte pianificatorie.


In altri termini, una parte rilevante delle prescrizioni regionali riguarda proprio quegli aspetti, struttura del Rapporto Ambientale, individuazione delle azioni di piano, valutazione degli impatti e sistema di monitoraggio, che erano stati già indicati dagli Ordini professionali come meritevoli di chiarimento nella fase iniziale del procedimento.

Questo elemento consente di rileggere (oggi più che mai) il lavoro del marzo 2022 portato avanti da tutti quei Professionisti non come un episodio isolato del dibattito tecnico sul piano urbanistico, ma come un primo segnale delle criticità procedimentali e metodologiche che avrebbero poi accompagnato il percorso di approvazione del nuovo PUG.

LA PRESCRIZIONE SU POZZO TRE PILE

IL RIDIMENSIONAMENTO DI UNO DEGLI AMBITI SIMBOLO DEL PIANO

È all’interno di questo quadro di prescrizioni che emerge una delle indicazioni più significative contenute nella determina regionale.

Tra le prescrizioni formulate dalla Regione Puglia nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica figura infatti quella relativa all’ambito urbanistico CU6.2 “Pozzo Tre Pile”, per il quale viene richiesta la riclassificazione da contesto urbano a contesto rurale.

<<il CU 6.2 denominato Pozzo Tre Pile, per le peculiarità ambientali e paesaggistiche presenti (presenza di habitat ai sensi della DGR 2442/2018) venga riclassificato come Contesto Rurale, e venga sottoposto alle N.T.A. previste per tali contesti>>

La prescrizione regionale è motivata dalla presenza nell’area di habitat naturali censiti ai sensi della DGR 2442/2018, elemento che, secondo la valutazione degli uffici regionali, rende incompatibile il mantenimento della precedente classificazione urbanistica come contesto urbano.

Si tratta di una prescrizione che incide direttamente su una delle scelte pianificatorie più rilevanti contenute nel PUG adottato dal Comune.

Nel sistema del piano urbanistico generale, infatti, la classificazione di un’area come contesto urbano implica la previsione di possibili processi di trasformazione e di sviluppo urbanistico, coerenti con l’organizzazione della città e con le strategie di crescita delineate dal piano.

La riclassificazione richiesta dalla Regione comporta invece l’inserimento dell’area nel sistema dei contesti rurali, ambiti territoriali caratterizzati da una diversa disciplina urbanistica, orientata principalmente alla tutela delle componenti ambientali, paesaggistiche e agricole del territorio.

In termini pianificatori, quindi, la prescrizione regionale determina una modifica sostanziale dell’impostazione originaria del piano per quell’ambito territoriale.

Non si tratta di una semplice integrazione tecnica, ma di un intervento che ridimensiona uno degli ambiti che, nel disegno urbanistico del PUG adottato dal Comune, assumeva un ruolo particolarmente significativo.

Proprio per questo motivo la prescrizione relativa a Pozzo Tre Pile assume un rilievo che va oltre la singola tavola urbanistica.

Nel dibattito che ha accompagnato la formazione del piano, quell’area era stata infatti indicata come uno degli ambiti nei quali il nuovo PUG avrebbe dovuto delineare una prospettiva di sviluppo e riorganizzazione territoriale.

La richiesta della Regione di riclassificare tale ambito come contesto rurale rappresenta dunque una prima correzione concreta del disegno pianificatorio comunale.

Una correzione che interviene prima ancora della fase conclusiva del procedimento e prima ancora che il giudice amministrativo sia chiamato a pronunciarsi sui ricorsi pendenti.

È proprio a partire da questa prescrizione che si apre uno dei nodi più interessanti del dibattito urbanistico martinese, che riguarda il ruolo dell’area di Pozzo Tre Pile nel sistema territoriale della città e le prospettive di sviluppo economico e produttivo ad essa collegate.

POZZO TRE PILE E IL NODO IRRISOLTO DI MARTINA ARTEMODA

La prescrizione regionale che riguarda l’ambito Pozzo Tre Pile assume un rilievo particolare se letta nel contesto della storia economica e produttiva della città.

Martina Franca è stata per decenni uno dei principali poli manifatturieri del settore moda nel Mezzogiorno. A partire dagli anni Cinquanta il territorio martinese ha visto svilupparsi una diffusa rete di laboratori artigianali specializzati nella produzione di cappotti e capispalla, i cosiddetti “cappottari”, che hanno dato vita a un sistema produttivo capace di collocare la città nei circuiti nazionali e internazionali dell’industria dell’abbigliamento.

Da quella tradizione è nato nel tempo (1990) il progetto di Martina Artemoda, concepito come distretto produttivo e sistema consortile delle imprese del comparto tessile-abbigliamento della Valle d’Itria.

Tuttavia, proprio sul piano della pianificazione territoriale, questo progetto non ha mai trovato una piena definizione operativa.

Da anni, e per certi versi da decenni, il sistema produttivo locale attende infatti un inquadramento urbanistico chiaro, capace di individuare spazi adeguati alla riorganizzazione delle attività produttive e per lo sviluppo di infrastrutture logistiche funzionali al comparto moda.

L’assenza di una pianificazione territoriale strutturata in questo settore ha prodotto nel tempo effetti evidenti.

Diversi operatori economici martinesi di rilievo nazionale, proprio per la mancanza di aree adeguatamente pianificate sotto il profilo urbanistico e logistico, hanno progressivamente scelto di delocalizzare le proprie attività verso altri territori, trovando condizioni insediative più favorevoli in comuni come Monopoli, Rutigliano, Casamassima e Modugno, dove negli ultimi anni si sono sviluppati poli logistici e produttivi meglio strutturati.

In questo quadro, il progetto Martina Artemoda è rimasto per lungo tempo solo una prospettiva di sviluppo produttivo.

La prescrizione contenuta nella determina VAS della Regione, che impone la riclassificazione dell’ambito Pozzo Tre Pile da contesto urbano a contesto rurale, assume quindi un significato che va oltre il dato tecnico.

Essa interviene infatti su uno degli ambiti territoriali che, nel dibattito urbanistico cittadino, erano stati più volte indicati come possibili spazi di relazione tra pianificazione del territorio e prospettive di sviluppo del sistema produttivo locale.

IL PROSIEGUO DELL’ITER DI APPROVAZIONE DEL PUG

L’adeguamento del piano alle prescrizioni formulate dagli uffici regionali richiederà inevitabilmente tempi tecnici di revisione e aggiornamento degli elaborati, nonché una valutazione puntuale delle scelte pianificatorie che dovranno essere modificate o integrate. In alcuni casi, come nel già citato ambito di Pozzo Tre Pile, tali prescrizioni comportano anche una revisione sostanziale delle impostazioni originarie del piano, con conseguenze che incidono direttamente sull’assetto territoriale e sulle prospettive di sviluppo della città.

Ma la fase di verifica amministrativa non esaurisce il quadro complessivo entro cui il PUG martinese dovrà ancora essere valutato.

Parallelamente, restano infatti pendenti innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce i sedici ricorsi giurisdizionali proposti contro gli atti di adozione del piano, nei quali i ricorrenti chiedono l’annullamento delle deliberazioni consiliari che hanno dato avvio al nuovo strumento urbanistico.

In tali ricorsi vengono sollevate non soltanto contestazioni relative a specifiche previsioni urbanistiche, ma anche questioni di carattere preliminare e strutturale riguardanti la formazione stessa del piano, tra cui i profili procedimentali, le garanzie di imparzialità dell’azione amministrativa e la corretta separazione delle funzioni tecniche e decisionali nel delicato iter di redazione del PUG.

Si tratta di questioni che il giudice amministrativo sarà chiamato a valutare nelle prossime fasi del contenzioso, anche in considerazione degli ulteriori impulsi difensivi e integrativi che potranno essere formulati dalle parti ricorrenti nel corso del giudizio.

In questo quadro complesso, la vicenda del nuovo PUG di Martina Franca appare destinata a proseguire sia sul piano amministrativo sia su quello giurisdizionale.

Una prospettiva che non può essere imputata semplicemente all’iniziativa dei ricorrenti né, tantomeno, ai rilievi tecnici formulati nel corso degli anni da una pluralità di professionisti e dagli Ordini professionali del territorio.

Al contrario, molte delle questioni oggi oggetto di verifica amministrativa e giurisdizionale affondano le proprie radici nelle modalità con cui il piano è stato formato e istruito, nonché nelle criticità procedimentali e metodologiche che erano state già segnalate con largo anticipo nel corso del processo di elaborazione del PUG.

Proprio per questo motivo, al di là delle posizioni che si confrontano nel dibattito pubblico, il punto centrale resta uno solo, garantire che le scelte di pianificazione territoriale della città maturino nel pieno rispetto della legalità amministrativa, della correttezza del procedimento e dell’interesse generale della comunità martinese, che rappresenta il presupposto indispensabile di ogni pianificazione urbanistica seria e duratura.

… continua.

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